Terranuova Bracciolini rende omaggio al Giorno del Ricordo 2026 con un appuntamento dedicato alla memoria degli esuli italiani e dei drammatici eventi del confine orientale.
L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale, si terrà martedì 10 febbraio alle ore 16.30 nell’aula consiliare (via Poggio Bracciolini 3b), con ingresso gratuito.
Dopo i saluti istituzionali, saranno protagoniste le letture dal diario di Elsa Crevatin, Da una terra all’altra. La storia di una donna esule tre volte, pubblicato sulla piattaforma online dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.
Elsa Crevatin racconta con lucidità il destino degli esuli italiani, dalla Grecia all’Istria, e i drammatici episodi delle foibe e dei quaranta giorni di Trieste.
«Ricordare non è solo un dovere istituzionale, ma un atto di responsabilità verso il presente e il futuro», dichiara l’assessora alla cultura, Sara Grifoni.
«Le pagine della storia che vogliamo mettere in luce sono spesso meno conosciute, episodi drammatici del Novecento come l’esodo degli italiani dalla Grecia e dall’Istria o i massacri delle foibe, che rischiano di rimanere marginali nella memoria collettiva.
Approfondirle attraverso testimonianze dirette, come i diari personali, è un modo potente per conoscere davvero questi eventi, comprenderne la complessità e riconoscere l’umanità di chi li ha vissuti.
La collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale e l’ingresso del Comune nel Comitato Scientifico di “DIMMI – Diari Multimediali Migranti” ci permette di valorizzare queste storie individuali, trasformandole in strumenti di conoscenza condivisa capaci di contrastare ignoranza e pregiudizio».
Le letture saranno curate dalla Consulta dei Giovani di Terranuova Bracciolini e dai gruppi di lettura della biblioteca comunale Le Fornaci, a cui seguirà la proiezione del docufilm “La conoscenza scaccia la paura”, prodotto da Regione Toscana e ISGREC (Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea) e diretto da Luigi Zanetti.
Il documentario parla del confine più difficile per l’Italia del Novecento: quello dell’Alto Adriatico. La chiave scelta per la narrazione è biografica; a parlare è un italiano di Pola, Livio Dorigo, portatore di memorie familiari e di esperienze personali.








