“Ci sono tre argomenti che noi vorremmo porre alla Conferenza dei sindaci del Valdarno.
Il primo: in questa vallata nascono più di 500 bambini all’anno ma il luogo del parto non sempre è l’ospedale della Gruccia.
Il secondo: perché le madri, giustamente libere di scegliere, preferiscono Arezzo e Ponte a Niccheri?
Il terzo: il punto nascita del Valdarno è un’ottima struttura per la qualità del personale e dei servizi. Non è che la ‘migrazione’ è frutto di una campagna di denigrazione del sistema sanitario pubblico?”
Alessandro Tracchi, segretario provinciale della CGIL, solleva una questione che non è solo locale, ma si inserisce in un quadro di crisi nazionale.
I dati di uno studio recente (La trasformazione demografica della provincia di Arezzo), presentato dalla Prof.ssa Cinzia Buccianti il 2 dicembre 2025, confermano infatti che siamo di fronte a un’emergenza strutturale: la popolazione provinciale è in calo e la natalità è ai minimi storici (5–7 nati per mille).
“Non è un problema di deroghe — prosegue Tracchi — ma di visione d’insieme. Lo studio evidenzia come il Valdarno sia un’area ‘resiliente’ rispetto alle zone montane, eppure anche qui il saldo naturale è negativo.
Se le morti superano le nascite e l’indice di vecchiaia corre, come possiamo permetterci di svalorizzare l’unico presidio che garantisce il futuro della comunità? Il problema della denatalità è un fenomeno socioeconomico complesso che non si risolve tagliando i servizi, ma potenziandoli.”
L’attacco al sistema pubblico e la realtà dei dati
Secondo la CGIL, la “migrazione” verso altre strutture è alimentata da una cattiva narrazione che colpisce il SSN per favorire il privato.
“Il sistema pubblico è sotto attacco — spiega Tracchi — si usa il polverone delle liste d’attesa per mettere alla berlina eccellenze come il Punto Nascita della Gruccia. Ma i dati (dell’Agenda 2030) parlano chiaro:
per una popolazione che invecchia e che vede diminuire i giovani pronti a entrare nel mondo del lavoro, la sanità territoriale e i servizi per le famiglie sono l’unico argine allo spopolamento”.
La crisi della natalità, sottolinea il sindacato, chiama in causa l’assenza di servizi all’infanzia e il carico della non autosufficienza che grava sulle famiglie.
Senza politiche abitative e servizi sociali forti, il calo delle nascite diventa irreversibile. “Non si può denigrare il SSN e poi lamentarsi della chiusura di un reparto.
Se passa l’idea che il pubblico non funzioni, le madri cercheranno rifugio altrove, accelerando il declino di un territorio che invece avrebbe tutte le carte in regola per attrarre nuovi residenti”.
La richiesta ai Sindaci e alla Regione
La CGIL chiede quindi un confronto urgente con la Conferenza dei sindaci e la Conferenza integrata. “L’Asl deve risolvere i problemi reali, ma i governi nazionali — non ultimo quello Meloni — continuano a togliere ossigeno finanziario al sistema.
A livello locale, però, i sindaci devono farsi sentire. Bisogna rendere chiara la qualità dei nostri professionisti. Invertire il trend significa applicare l’Agenda 2030: più salute, più sostegno al lavoro e comunità sostenibili.
Difendere il Punto Nascita della Gruccia significa difendere il diritto alla salute delle fasce più deboli e garantire che il Valdarno resti una terra in cui è possibile, e sicuro, scegliere di avere figli”.
