Fp e Cgil: chiudere punto nascita del Valdarno un attacco alla salute

Il Governo ha detto no alla richiesta di deroga presentata dalla Regione Toscana ed ha quindi decretato la chiusura del Punto nascita dell’ospedale del Valdarno.

“La Regione – ricordano Gabriella Petteruti, dirigente della Fp Cgil e Alessandro Tracchi, segretario confederale Cgil – aveva proposto di abbassare il limite minimo di deroga a 400 parti l’anno per meglio rispondere alle specificità del territorio.

Invece la rigidità dei parametri ministeriali, ancorati alla soglia dei 500, ha inflitto un colpo durissimo al diritto alla salute di prossimità.

La sicurezza di madre e neonatə non può essere ridotta a una mera statistica contabile e non si può ignorare che la sottrazione di un servizio fondamentale è di per sè un fattore di rischio e un incentivo allo spopolamento”.

Il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione sono fenomeni complessi: chiudere i servizi significa rassegnarsi a questo declino.

La mancanza di un punto nascita territoriale collabora attivamente alla bassa natalità, creando un circolo vizioso che penalizza le giovani famiglie del Valdarno.

“La nostra attenzione – continuano Petteruti e Tracchi – resta massima per il destino del personale che con dedizione e competenza ha operato nella struttura: parliamo di pediatri, ostetriche, 14 infermieri e 11 Oss.

Questi lavoratori sono l’anima del servizio pubblico. Chiediamo quindi alla Asl Tse e alla Regione di mettere a punto una proposta affinché la chiusura del reparto non si traduca in una dispersione di competenze o in un peggioramento delle condizioni lavorative”.

Tre sono i temi sui quali la Fp Cgil chiede risposte.

Il primo è il Piano di continuità assistenziale: come verrà garantita la sicurezza del percorso nascita? Il territorio deve essere potenziato con servizi di accompagnamento, consultori efficienti e sistemi di trasporto in emergenza impeccabili.

Il secondo è la tutela del personale e la Fp conferma la fiducia in una gestione che garantisca stabilità e rispetto della professionalità.

Infine gli investimenti in Valdarno: la chiusura del punto nascita deve essere compensata da un investimento straordinario sulla sanità territoriale per evitare che l’ospedale di primo livello venga progressivamente depotenziato.